Gennaro

Tronco caduto

Gennaro O. (nome fittizio), di anni 22, è stato sottoposto ad indagine psicodiagnostica allo scopo di valutarne lo sviluppo identitario personale e sessuale. A tale scopo sono stati somministrati vari strumenti psicodiagnostici: MMPI-2, Rorschach, WAIS-R, DAP e SAT.

Atteggiamento verso la valutazione

L’approccio di Gennaro alla valutazione è risultato inizialmente oppositivo, anche a causa delle forti tensioni determinatesi in famiglia a causa delle scelte sentimentali ostentate dal giovane e giudicate inaccettabili dai genitori adottivi, che esasperati, minacciano di sottrarsi ad ogni obbligo di assistenza e sostegno. Tuttavia, l’iniziale resistenza è sfumata presto nel corso stesso della valutazione.

Come infatti evidenziato dal MMPI-2, quello assunto da Gennaro è risultato un atteggiamento aperto e collaborativo, attento e coerente (VRIN= 56; TRIN = 69). Non si rilevano, inoltre, tentativi di alterare l’immagine personale né in senso peggiorativo né migliorativo (L= 59; F= 53; K= 47).

La propensione rilevata a semplificare la natura degli stimoli in compiti più complessi e meno strutturati (L= 1,29), piuttosto che ad un tentativo di sottrarsi alla valutazione, va messa in relazione alle scarse risorse evidenziate dalla WAIS-R (Q.I.T. = 74), affrontata con impegno e con una apparente tolleranza alla frustrazione. Gennaro fornisce al Rorschach un numero di risposte piuttosto esiguo (R = 16), anche se sufficiente a rendere il protocollo valido ai fini interpretativi. I protocolli ottenuti possono essere considerati quindi validi e attendibili.

Autopresentazione

L’immagine di sé che Gennaro presenta al MMPI-2 è quella di una persona mossa dalla ricerca del piacere immediato, a discapito di obiettivi a lungo termine. Emerge una certa instabilità anche nell’assetto valoriale del giovane: standard e valori sociali possono cambiare a seconda dei bisogni e delle necessità del momento (codice 49/94; Pd = 66; Ma = 68). Il nucleo problematico del codice in questione sembra essere una marcata tendenza ad essere impulsivo e manipolativo, con una scarsa tolleranza alla frustrazione.

Gennaro si dichiara soddisfatto di sé stesso attribuendo un alto valore alla propria persona (LSE = 39; Ma4 = 71) e ostentando disinvoltura e sicurezza nelle situazioni sociali (SOD = 39). Ha una concezione di sé grandiosa e tronfia; è risentito e irritato all’idea di essere soggetto al controllo altrui ed è disposta ad agire in modo aggressivo per evitarlo (AGGR = 75).

Non manifesta inoltre segni di disagio soggettivo e consapevole (D = 57; DEP = 54; ANX = 54), che invece sembra trasparire in forma dissociata mediante processi di somatizzazione depressiva (D3 = 78; Hy3 = 72).

Anche la difficoltà a modulare gli impulsi più primitivi, e il bisogno irresistibile di dare sfogo alla rabbia quando questi vengono attivati che pure Gennaro riconosce (ANG = 71; ANG1), non sembrano suscitare disagio e sembrano coerenti con l’atteggiamento antisociale di fondo ((ASP = 72). La persona tende a controllare gli altri mediante la minaccia delle sue reazioni colleriche (AGGR = 75). La visione dell’altro come tendenzialmente egoista e pronto a sopraffarti non appena possibile, rende legittimo ai suoi occhi l’adozione e/o l’approvazione di comportamenti contro e ai margini della legge (Pd2 = 72; Codice 49/94).

Funzionamento cognitivo

Il funzionamento cognitivo di Gennaro risulta caratterizzato da una sostanziale immaturità. La presenza di strutture mentali scarsamente evolute viene confermata dai punteggi ottenuti alla scala Wechsler (QIT = 74; QIP = 67 ; QIV = 80). Gennaro presenta notevoli difficoltà nelle capacità di concentrazione e di formazione di concetti (Disegno con cubi = 2).

Nell’analizzare le situazioni o gli stimoli con cui entra in interazione, Gennaro adotta uno stile definito in letteratura “evitante”. Tale stile, dominante nelle attività psicologiche del soggetto, consiste in una propensione a limitare i propri sforzi e il proprio impegno in quello che fa (Zf = 9; L = 1.29; DQ+ = 3; DQv= 2). Tale parsimonia induce Gennaro a trascurare parti fondamentali per un’adeguata comprensione della situazione in cui si trova (Zd = -6; Compl. Figure = 4). Di fatti, si riscontra un significativo impoverimento a livello dell’esame di realtà (XA% = 0.69; WDA% = 0.71; X-% = 0.31; Xu% = 0.19). Tuttavia, un’indagine più approfondita, consente di ipotizzare che la distorsione della realtà sia una conseguenza dell’inefficacia dello stile evitante adottato dal soggetto, e che egli si ostina a mantenere pur distorcendo la realtà, mosso dal bisogno di non confrontarsi con essa (F-= 4 su 5 totali). Il soggetto, in ambienti familiari e ben strutturati è in grado di fornire delle risposte socialmente accettabili e condivise (P = 6).

Gli aspetti problematici rilevati nell’attività di elaborazione delle informazioni riflettono anche una difficoltà da parte del giovane nel mantenere l’attenzione (Mem. di cifre = 6) e nel decentrarla da un determinato contenuto (PSV = 1).

Nelle situazioni in cui è chiamato a prendere delle decisioni e/o a risolvere un problema, Gennaro fa ricorso ad uno stile “extratensivo”. Tale stile combinato con l’approccio evitante, si riflette in una inclinazione a fare appello alle emozioni, a discapito delle risorse ideative, nel processo valutativo e decisionale. La difficoltà di differenziare adeguatamente le esperienze emotive comporta la messa in atto di risposte impulsive e disadattative. I tratti impulsivi possono riflettersi anche nell’uso di una logica semplicistica e impoverita che può condurre a comportamenti inefficaci o inappropriati rispetto alle situazioni, nonché ad una difficoltà nell’esaminare ed anticipare le conseguenze delle azioni (L = 1.29; EB = 1: 6; WSum6 = 8; ALOG = 1; DV1= 3; Comprensione = 6; Riord. Storie Fig. = 5).

Appare degna di attenzione la scarsa consapevolezza che Gennaro sembra avere delle sue effettive difficoltà. Di fatti, egli tende a riproporsi obiettivi più elevati di quello che potrebbe rispetto alle proprie capacità attuali. Tale tendenza, nella vita di tutti i giorni, espone Gennaro a fallimenti e, pertanto, a vissuti di frustrazione (W : M = 6 : 1 Questo tipo di rapporto è tipico di soggetti in età scolare e/o nella prima adolescenza).

Controllo e tolleranza dello stress

Il valore insolitamente basso di es e Adj es non consente di considerare attendibili gli indici di controllo (es= 3; Adj es= 3; Adj D= 1; D= 1): è come se l’approccio evitante fungesse da strategia difensiva che fa sì che il soggetto si tenga a distanza dall’intrusione di fattori ideativi ed emotivi che potrebbero intaccare la sua omeostasi interiore. Tuttavia, il disequilibrio esistente tra risorse ideative e risorse affettive, a discapito delle prime, rende lecito supporre che, nel caso di  un crollo della difesa evitante, il soggetto reagisca con agiti impulsivi e scarsamente ponderati (M= 1; FC: CF+C= 0: 4, C= 4).

Funzionamento emotivo

Lo stile evitante extratensivo, evidenziato in precedenza, impedisce a Gennaro di comprendere le situazioni emotive complesse. In alcuni casi può negare la presenza di emozioni spiacevoli, sostituendole con un’emozione a tonalità positiva, non congrua alla situazione, col risultato di disgregare e violare la realtà (CP= 1). Tuttavia, anche questo appare legato al funzionamento psicologico del giovane, caratterizzato da immaturità ed impoverimento (Blends= 6%).

La tendenza alla semplificazione, dinanzi ad eventuali difficoltà di risoluzione di un problema, fa sì che Gennaro possa esibire comportamenti inefficaci, amplificando l’inclinazione di base ad esprimere i propri vissuti emotivi senza possibilità di modulazione o di controllo. Si può pertanto assistere ad un controllo inadeguato dell’espressione emotiva e dell’impulsività (EB= 1: 6; L= 1,29).

Gennaro non sembra essere consapevole delle sue difficoltà, e malgrado mostri un normale desiderio di vicinanza e coinvolgimento in situazioni con forte valenza emozionale (Afr = 0.60), il fallimento della modulazione affettiva ha spesso ripercussioni negative sui tentativi di adattamento sociale e nella gestione delle relazioni intime (FC: CF+C= 0: 4, C= 4).

Immagine di Sé

Gennaro presenta un’immagine di sé non adeguatamente evoluta; è poco consapevole di se stesso e delle implicazioni dei propri comportamenti (FD= 1 -; V= 0).

Le identificazioni appaiono coerenti con il genere biologico (successione delle figure al DAP), ma la differenziazione risulta basata su caratteri sessuali secondari piuttosto che primari (risp. a Tav. III). Tale forma di immaturità di base viene confermata dalla indifferenziazione dell’area pubica delle figure disegnate e dall’età attribuita ai personaggi (14-15 anni versus 22). L’immagine personale risulta basata principalmente su impressioni immaginarie e distorsioni della realtà (H: (H)+Hd+(Hd) = 3: 0; con 1 H -).

Gennaro tende ad avere una valutazione irrealistica delle proprie capacità e del proprio valore, accompagnata da un’ideazione grandiosa (LSE = 39): si irrita quando altri avanzano delle richieste nei suoi confronti, prova rabbia quando le proprie capacità non vengono apprezzate (Ma4 = 71).

Funzionamento interpersonale

Al test di Rorschach emerge una rappresentazione tendenzialmente positiva delle relazioni tra le persone (COP= 1; AG= 0), Gennaro sembra capace di mettere in atto comportamenti interpersonali adatti alla situazione in cui si trova, attirando la simpatia delle altre persone (GHR>PHR). Ostenta uno stile socievole, espansivo, con il piacere di interagire con gli altri sia individualmente che in gruppo (Si = 40; SOD = 39).

Tuttavia, la scarsa considerazione da parte di Gennaro delle ripercussioni dei propri comportamenti sugli altri, unita a una rappresentazione dell’altro distorta e non sempre basata su dati di realtà, gli impediscono di mantenere nel tempo i rapporti con le altre persone (Isol. Index= 0.38; Codice 49/94).

La mancata riproduzione al DAP di elementi, che simboleggiano la capacità di comunicazione e di ricezione, segnala una carenza delle abilità sociali di osservazione e di ascolto necessarie per crearsi delle rappresentazioni mentali dell’altro basate sulle reali caratteristiche della persona con cui interagisce. La capacità di instaurare e mantenere delle relazioni interpersonali durature e profonde risulta pertanto piuttosto scarsa.

Gennaro presenta uno stile di attaccamento evitante nella situazione “ideale”, mentre nella situazione “reale” evidenzia uno stile ansioso resistente. Il giovane riporta una storia di problemi familiari ancora non risolti: una situazione familiare percepita come priva di affetto, stressante, e carente nel supporto emozionale. Da questa situazione desidera fuggire anche per sottrarsi al controllo dei familiari, ai quali vengono attribuite le proprie difficoltà e dai quali polemicamente si pretenderebbe maggiore attenzione (Pd1 = 75). Gennaro prova un marcato senso di sfiducia negli altri, la convinzione che gli altri, e in particolare i propri familiari, non saranno in grado, vuoi deliberatamente vuoi per disattenzione, di soddisfare i propri bisogni e fornirgli il sostegno desiderato (Pd = 66).

Gennaro mostra una certa opposizione verso le figure autoritarie, le regole e i ruoli sociali che la mettono di frequente in conflitto con il proprio ambiente sociale. La mancanza di autocontrollo e l’impulsività fa sì che venga visto  come ribelle e in realtà denuncia una difficoltà nell’accettare gli standard comportamentali che impongono responsabilità e interferiscono con la gratificazione personale (Pd2 = 72; ASP = 72; ASP2 = 74; Re = 30).

Conclusioni diagnostiche

In conclusione, i dati emersi dai test somministrati e dall’osservazione clinica concordano nel delineare un funzionamento di personalità caratterizzata da una sostanziale immaturità che si esprime sia a livello cognitivo che nell’ambito dei legami affettivi e nella costruzione dell’identità personale.

In particolare nello sviluppo dell’identità personale pesano sicuramente le esperienze deprivanti della storia evolutiva di Gennaro che oltre a limitarne lo sviluppo di risorse cognitive e metacognitive, ha prodotto un’insicurezza dell’attaccamento che si manifesta nelle scelte e nella costruzione dei legami affettivi dell’adolescenza.

Tutto ciò ha anche rallentato lo sviluppo dell’identità sessuale, che rimane a livello “pre-edipico” e indifferenziato, consentendo esperienze sessuali e “romantiche” incoerenti e contraddittorie, che tendono essenzialmente a sanare il vuoto e la “freddezza” percepita negli attaccamenti originari (Risposta “Pagliaccio a Tav. IV; “Macchinetta per i denti” a Tav. VII).